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Neurobiologia dela Personalità Antisociale

La neurobiologia della personalità antisociale potrebbe esistere. Lo prova una storia cominciata in un giorno d'autunno del 1848 nel Vermont. In quel giorno, Phines Gage, un venticinquenne operario delle ferrovie, che aveva il compito di scavare buchi nelle rocce utilizzando polvere da sparo per preparare il terreno per le rotaie, aggiunse accidentalmente nella roccia molta più polvere da sparo del dovuto. L'esplosione che ne seguì fu devastante, tale da sparare in alto una barra di ferro, che, come un missile, penetrò nel cranio di Gage, attraversandogli la parte frontale del cervello. Gage non perse mai coscienza, guarì dalla ferita, ma il suo carattere mutò radicalmente. Gage, da sempre un uomo intelligente, morigerato, temparato nell'emotività ed affidabile nella vita lavorativa e familiare, divenne irrispettoso, volgare, incline all'esplosione ed agli insulti, rissoso, collerico, volubile, inaffidabile, imbroglione e dedito all'alcol. Oggi sappiamo che il danno che subì Gage aveva interessato la regione frontale di sinistra ed, in particolare, la regione prefrontale ventromediale (la regione orbitaria). Dal danno furono risparmiate le cortecce cerebrali sulla faccia laterale del lobo frontale, e ciò permise a Gage di mantenere le capacità ettentive. Attualmente gli studi di neuroimaging dimostrano che i soggetti con personalità antisociale abbiano una riduzione dell'11% della sostanza grigia orbitofrontale, rispetto ai soggetti di controllo, ed una riduzione del 13%, in confronto ai soggetti con una diagnosi da abuso di sostanze. Gli studi dimostrano, inoltre, una differenza maggiore per i soggetti che avevano commesso crimini violenti, o che avevano tratti psicopatici più gravi. Gli studi hanno anche dimostrato come le aree ippocampali sembrino essere coinvolte nella patogenesi dell'antisocialità. Le ricerche dimostrano che gli psicopatici presentano delle alterazioni volumetriche dell'ippocampo. In particolare, si è visto come gli psicpatici di "successo" (cioè coloro che portano a termine l'atto criminale senza farsi scoprire), rispetto a quelli "fallimentari" (cioè coloro che si fanno catturare più facilmente), presentino dei volumi ippocampali maggiori. Data la connessione tra ippocampo e corteccia prefrontale, queste assimetrie anatomiche indicano come, in condizioni fisiologiche, sia necessaria una coordinazione tra i meccanismi inibitori e la capacità di prendere decisioni. Gli psicotatici "fallimentari" hanno maggiori tendenze a valutare in modo sbagliato le situazioni, e quindi maggiori probabilità di essere scoperti. Ad ogni modo, le alterazioni più importanti nei soggetti con personalità antisociale consistono in una disfunzione del lobo frontale. Anche pazienti con epilessia del lobo temporale, ed episodi di aggressività, presentano una riduzione della sostanza grigia frontale di sinistra. Altri studi hanno dimostrato come i soggetti con disturbi antisociali di personalità presentino delle alterazioni della sostanza bianca della connessione interemisferica (corpo calloso). Nei soggetti antisociali è stato evidenziato un aumento del 22.6% del volume, ma una riduzione del 15.3% dello spessore di questa struttura cerebrale, in confronto ai soggetti di controllo. L'aumento del volume del corpo calloso è correlato alla presenza di una bassa reattività del sistema nervoso autonomo in risposta allo stress. Gli studi di neurobiologia hanno, inoltre, dimostrato come i soggetti con un disturbo di personalità antisociale presentino un importante deficit dei processi emozionali. I soggetti con personalità antisociale dimostrano una maggiore iperattività dell'amigdala, bilateralmente, e di specifiche regioni frontali, rispetto ai soggetti di controllo. Studi che hanno indotto sperimentalmente il sentimento della rabbia, hanno messo in evidenza che i soggetti con disturbo antisociale presentano un maggiore aumento dell'attività cerebrale a livello della corteccia orbito-frontale sinistra e della corteccia del cingolo antariore di destra, quale conseguenza, verosilmente, del tentativo di inibire una risposta aggressiva. In altri termini, i soggetti con disturbo antisociale di personalità processano gli stimoli affettivi in maniera diversa, rispetto ai soggetti di controllo.

In sintesi gli studi neurobiologici più recenti, sostengono come il comportamento antisociale sia caratterizzato da un danno neuropsicologico delle funzioni cogniive esecutive, che sono regolate dalla corteccia frontale. In più, gli studi hanno evidenziato come il danno alla corteccia prefrontale costituisca un rischio più significativo per lo sviluppo dell'antisocialità quando di manifesta nelle fasi precoci della vita, prima che il comportamento sociale e morale possa essere internalizzato, e quando il soggetto non ha un forte sostegno sociale.

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