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Imputabilità ed Infermità di Mente

L'art. 40 del c.p. prevede che una persona non possa essere punita per un reato, se lo stesso non sia conseguenza della sua azione o omissione.

L'art. 41 del c.p. definisce i criteri in base ai quali un reato può essere posto in nesso di causa, rispetto al comportamento della persona.

L'art. 42 del c.p. introduce il concetto di coscienza e volontà.

L'art. 85 del c.p. prevede che un soggetto non sia punibile per un reato se, al momento in cui lo si commette, non si era imputabili, ovvero non si era capaci di intendere (coscienza) e di volere (volontà).

In particolare, la capacità di intendere viene definita come l'idonietà psichica a comprendere e valutare le proprie azioni od omissioni; mentra la capacità di volere la possibilità di scegliere in modo libero ed autonomo tra il commettere e il non commettere il reato.

Non si è imputabili se non si è capaci di intendere e di volere. L'imputabilità viene presunta per ogni cittadino adulto, ciò fa sì che sia disposta una perizia psichiatrica solo nei casi in cui il giudice o il pubblico ministero abbiano fondati motivi per ritenere che chi ha commesso il reato non si trovasse nella condizione della piena imputabilità. Questa deve essere riferita al momento in cui è stato commesso il reato.

Non sono imputabili i soggetti che hanno compiuto i 14 anni al momento del reato (art. 97 c.p.), mentre i ragazzi di una età compresa tra i 14 e i 18 anni al momento del fatto sono imputabili solo se viene dimostrato il raggiungimento della capacità di intendere e di volere (art. 98 c.p.).

Oltre ai suddetti casi, l'imputabilità viene esclusa nei casi di vizio totale di mente (art. 88 c.p.) o diminuita nel vizio parziale di mente (art. 89 c.p.), cioè se al momento del fatto sussisteva una infermità di mente tale da escludere (art. 88 c.p.) o scemare grandemente (art. 89 c.p.) la capacità di intendere e/o volere. In questo caso la perizia ex artt. 88 e 89 del c.p. deve identificare la sussistenza, al momento del reato, di una infermità, in un diretto rapporto causale. Per infermità di mente si intendono tutti i principali disturbi psichiatrici capaci di determinare un vizio totale o parziale di mente (artt. 88 e 89 c.p.). Recentemente, fra le infermità di mente vengono incluse anche i più gravi disturbi di personalità, come il disturbo borderline di personalità. In altre parole, il perito deve provare se l'infermità di mente sia in grado di determinare se uno stato mentale sia tale da escludere o scemare grandemente la capacità di intendere o di volere.

Oltre agli stati di infermità (artt. 88 e 89 c.p.), valgono ai fini della non imputabilità la ubriacatezza derivata da caso fortuito o da forza maggiore (art. 91 c.p.), la cronica intossicazione da alcol o da stupefacenti (art. 95 c.p.) ed il sordomutismo (art. 96 c.p.). In particolare, l'ammissibilità della valutazione dell'infermità di mente è prevista solo dall'art. 91 del c.p., che fa riferimento, come già detto, solo ai casi di ubriachezza derivata da caso fortuito o da forza maggiore, mentre, se l'ubriacatezza non deriva da tali cause (colposa, art. 92 c.p.) non è prevista alcuna limitazione o esclusione di imputabilità. Per altro se la stessa ubriacatezza è preordinata alla commissione del reato (art. 92 c.p.) o abituale (art. 94 c.p.) non è prevista alcuna forma di infermità e la pena è aumentata. Stesso discorso vale per l'uso di droga (art. 93 c.p.).  Eccezione è il caso per i soggetti caratterizzati da una cronica intossicazione da alcol o stupefacenti, per i quali può essere presente un grave deterioramento psichico e cognitivo dovuto all'azione di alcol e/o stupefacenti e per i quali si applicano le previsioni della totale o parziale esclusione dell'imputabilità ai sensi degli artt. 88 o 89 del c.p.

Altra condizione è il sordomutismo (art. 96 del c.p.), la cui condizione integra una vera e propria infermità. Questa fattispecie è, però, residuale. 

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