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Luogo Esterno di Cura

L'art. 11 dell'O.P., 2° comma, prevede che "ove siano necessari cure o accertamenti diagnostici che non possono essere apprestati dai servizi sanitari degli Istituti, i condannati e gli internati sono trasportati con provvedimento del magistrato di sorveglianza, in ospedali civili o in altri luoghi esterni di cura".

Il ricovero in luoghi esterni di cura è proposto dai sanitari dell'Istituto.

La norma attribuisce la competenza all'adozione di tale provvedimento al Giudice delle Indagini Preliminari, prima dell'esercizio dell'azione penale, e al magistrato di sorveglianza, dopo la pronuncia della sentenza di primo grado.

Nei casi di assoluta urgenza il trasferimento del detenuto presso un luogo esterno di cura può essere predisposto dal Direttore dell'Istituto in base all'art. 17 (assistenza sanitaria) del nuovo regolamento di esecuzione (DPR 30 giugno 2000, n. 230) che prevede: "quando deve provvedersi con estrema urgenza al trasferimento di un detenuto o di un internato in un luogo esterno di cura e non sia possibile ottenere con immediatezza la decisione della competente autorità giudiziaria, il direttore provvede direttamente al trasferimento, dandone contemporanea comunicazione alla predetta autorità; dà inoltre notizia di trasferimento al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e al Provveditore Regionale". 

Qualora non vi sia pericolo di fuga, può essere evitato il piantonamento durante la degenza del detenuto/internato, a meno che ciò risulti necessario per la tutela della sua incolumità personale.

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