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Eroina

L’eroina è una pericolosa sostanza d’abuso il cui uso, negli ultimi anni, è diventato epidemico in tutto il mondo. L’eroina viene ottenuta dall'oppio, una sostanza naturale estratta dalla capsula matura del papaverum somniferum, una pianta prevalentemente coltivata in oriente.

L’eroina è una polvere che può essere di colore bianco o marrone che viene inalata, iniettata o fumata.

Gli effetti della sostanza sono strettamente dipendenti dalla via di somministrazione. L’assunzione endovenosa dell’eroina procura molto rapidamente ed intensamente gli effetti (che in genere compaiono in 7-8 secondi), mentre se la sostanza viene fumata questi compaiono nel giro di 5-8 minuti. Negli ultimi anni con la diffusione sul mercato di una eroina più concentrata (che può essere più facilmente inalata) è cresciuto il numero di persone che consumano la sostanza prevalentemente per via inalatoria.

In condizioni normali il nostro organismo produce delle sostanze chiamate peptidi oppioidi che sono “la morfina naturale del cervello” e che agiscono su specifici recettori. L’eroina, che fa parte della classe degli oppiacei, è in grado di agire sui recettori degli oppioidi ed in particolare sulla sottoclasse definita mu, la cui attivazione è responsabile dei principali effetti indotti dalla sostanza.

 

Il potenziale d’abuso e gli effetti

 

L’eroina è una delle sostanza con più elevato potenziale d'abuso.

L’assunzione di eroina causa: euforia, riduzione dell’ansia, un intenso piacere (paragonato ad una situazione simil-orgasmica), sedazione e stordimento. In genere la fase di euforia, susseguente all’uso, è accompagnata da una sensazione di calore cutaneo, di pesantezza degli arti e prurito (per un forte rilascio di istamina).

Il caratteristico segno dell’assunzione recente di eroina è una forte costrizione pupillare (miosi o pupilla a spillo). Nei consumatori per via endovenosa della sostanza possono essere presenti i segni delle ripetute iniezioni (soprattutto a livello degli arti superiori).

Poiché l’eroina è in grado di attivare potentemente il sistema di gratificazione e di indurre piacere, il suo potenziale d’abuso, cioè la capacità della sostanza di indurre dipendenza, è molto elevato. L’uso nel tempo della sostanza è in grado di determinare la cosiddetta tolleranza, cioè quel fenomeno che porta la persona che la consuma, alla necessità di adoperare quantità sempre crescenti della droga. per provare gli stessi effetti sperimentati precedentemente con dosi minori. Con il tempo al fenomeno della tolleranza si associa la dipendenza, cioè l’assoluto bisogno di usare la sostanza, e la sindrome d’astinenza, una volta che l’assunzione viene bruscamente interrotta. La sindrome d’astinenza nel consumatore di eroina è particolarmente grave ed intensa ed è direttamente proporzionale alla gravità della dipendenza. La sindrome d’astinenza insorge, in genere, dopo alcune ore dall’ultima somministrazione della sostanza (la comparsa è tanto più breve in termini temporali dall’ultima dose di eroina, quanto più grave è la dipendenza) ed è caratterizzata dal forte desiderio di assumere la droga (il cosiddetto craving), irrequietezza, dolori, spasmi muscolari, insonnia, diarrea, nausea, vomito, sensazione di caldo/freddo, ecc. La sindrome d’astinenza ha un picco sintomatologico a 48-72 h dall’ultima dose e tende naturalmente a scomparire dopo 1-2 settimane. Una sintomatologia astinenziale residua può persistere in tono minore anche per mesi.

Particolarmente temibile è l’intossicazione acuta meglio conosciuta come overdose. Poiché l’eroina, come tutti gli oppiacei, è un forte depressore può causare blocco del respiro e del cuore con perdita di coscienza, coma e morte. In caso di sospetta overdose si devono chiamare immediatamente i soccorsi e somministrare al più presto un farmaco chiamato Narcan, il cui principio è il naloxone, un antagonista degli oppiacei, che può funzionare da antidoto e salvare la vita.

 

I pericoli per la salute

 

Più in generale gli effetti indotti dall’uso di eroina si possono dividere in acuti e cronici. Particolarmente gravi per la salute dell’individuo sono gli effetti cronici.

 

Effetti dell'eroina

Effetti a breve termine

Effetti a lungo termine

Euforia

Dipendenza

Depressione Respiratoria

Malattie Infettive (AIDS, Epatiti, ecc.)

Confusione e Sonnolenza

Ascessi

Nausea e Vomito

Infezioni

Controllo del Dolore

Cardiopatie e Valvulopatie

Problemi al Feto

Artriti e altri Problemi Reumatologici

 

L’uso di eroina è associato a gravi complicanze di tipo internistico, alcune delle quali anche mortali. L’uso per via parenterale della sostanza (cioè l’abitudine di iniettarsi in vena la droga), espone coloro che la usano a contrarre pericolose malattie infettive come l’HIV/AIDS e le epatiti (prevalentemente l’epatite B e C).

Le conseguenze dell’uso cronico della sostanza sono numerose e legate a tre principali fattori: 1. i pericoli dello scambio di siringhe e di materiale per preparare le dosi (cucchiaini, filtri, ecc.) non sterili; 2. l’iniezione, insieme, all’eroina di sostanze in grado di provocare infezioni; 3 gli effetti farmacologici, diretti ed indiretti, della sostanza sui diversi organi e sistemi. L’uso cronico di eroina è, infatti, correlato allo sviluppo di gravi infezioni del sistema cardiovascolare e a gravi polmoniti che possono essere favorite sia dalla riduzione delle difese immunitarie che dalle proprietà della sostanza di deprimere il sistema cardio-respiratorio.

L’uso dell’eroina durante la gravidanza è estremamente pericoloso in quanto può provocare aborto precoce, alterazioni del feto e ridotto peso del bambino alla nascita. L’uso di eroina durante la gravidanza può determinare nel nascituro gravi problemi comportamentali e cognitivi che saranno poi particolarmente evidenti nell’età scolare.

 

Il trattamento

 

Il trattamento dell’eroinopatia è difficile. Si distinguono tre tipi di intervento che sono spesso integrati fra loro: il farmacologico, il comportamentale e di comunità.

I trattamenti farmacologici possono essere di disintossicazione e di “mantenimento”. I trattamenti di disintossicazione hanno lo scopo di favorire il superamento della crisi d’astinenza e si basano sull’uso di farmaci sintomatici come  la clonidina (Catapresan) o la lofexifina (Dimatex). I trattamenti di “mantenimento” consistono nell’uso di farmaci cosiddetti "agonisti" o "antagonisti". Il trattamento con farmaci agonisti avviene con l'utilizzo del metadonedella buprenorfina (Subutex) o della combinazione buprenorfina/naloxone (Suboxone). La terapia di mantenimento ha lo scopo di “sostituire” gli effetti dell’eroina con quelli più miti dei farmaci cosiddetti “agonisti” che hanno la capacità, se usati ad un adeguato dosaggio (60-120 mg/die per il metadone e 8-32 mg/die per buprenorfina), di sopprimere nell’individuo il craving, cioè la voglia di usare la sostanza e di normalizzare la risposta neuroendocrina allo stress. La terapia agonista (con l'eccezione del Suboxone) può essere utilizzata anche in gravidanza perchè è in grado di proteggere il feto dai danni indotti dall'uso di eroina o dell'astinenza. L'allattamento non è controindicato durante il trattamento con farmaci agonisti. La terapia con farmaci antagonisti come il naltrexone ha l’obiettivo di impedire, una volta che la persona astinente sperimenta l’eroina, la percezione degli effetti piacevoli della droga. Quest’ultimo tipo di trattamento, poiché non è in grado di ridurre il desiderio di assumere la sostanza, viene riservato solo a coloro che presentano una alta motivazione e possono ricevere insieme al farmaco un adeguato supporto di tipo psicosociale.

Altri tipi di interventi sono quelli di tipo comportamentale e di comunità. Quest'ultimi si attuano prevalentemente in strutture residenziali protette (le cosiddette comunità terapeutiche) nelle quali la persona può avere l’opportunità di allontanarsi dalla sostanza e dai suoi stimoli e di compiere un lavoro di abilitazione e/o riabilitazione tale da facilitare il proprio reinserimento sociale e/o familiare.

 

Contatti

felnava@tin.it

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