BENVENUTI NELLA HOME PAGE DI FELICE NAVA SU DIPENDENZE PATOLOGICHE E DIRITTI ALLA SALUTE
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Cannabis

L’uso di marijuana e hashish è particolarmente diffuso fra i giovani, in tutto il mondo. Entrambi sono un prodotto della cannabis sativa che cresce in tutti i climi temperati. In particolare, la marijuana si ottiene dalle foglie e dalle infiorescenze della pianta, mentre l’hashish dalla resina del vegetale. Il principio psicoattivo attivo della cannabis è il delta-9-tetraidrocannabinolo (delta-9 THC). Questo, una volta che la cananbis viene fumata, è in grado di raggiungere rapidamente il cervello e di attivare una specifica classe di recettori (i recettori dei cannabinoidi). Questi sono ampiamente distribuiti nel cervello, ed in particolare, nelle aree centrali deputate al controllo del piacere, della memoria, della percezione degli stimoli, del dolore e del coordinamento muscolare.

Il nostro cervello produce naturalmente delle sostanze endogene chiamate endocannabinoidi che agiscono sui recettori dei cannabinoidi. Il più noto degli endocannabinoidi è l’anandamide, un composto il cui nome deriva dalla parola del sanscrito “ananda” che significa “felicità”. Il ruolo degli endocannabinoidi è ancora in gran parte sconosciuto.

 

Il potenziale d'abuso e gli effetti

 

La cannabis riconosce un potenziale d’abuso in quanto è in grado di procurare sia dipendenza che astinenza (che può essere anche particolarmente severa).

Una sigaretta contenente marijuana o hashish possiede circa 25 mg del principio psicoattivo delta-9 THC. Quando la marijuana o l’hashish vengono fumati gli effetti compaiono immediatamente e perdurano per circa 1-3 h. Se la marijuana è contenuta in cibi o bevande gli effetti compaiono più lentamente e perdurano per almeno 4 h.

Il fumo di cannabis procura notevoli conseguenze negative. Gli effetti immediati del fumo sono: un aumento della frequenza cardiaca, broncodilatazione, vasodilatazione, midriasi (pupille dilatate), arrossamento degli occhi e marcata euforia. Il fumatore di cannabis può sperimentare una sensazione di benessere, i colori ed i suoni possono sembrare più intensi e vi è la percezione che il tempo passi più lentamente. In molti casi, subito dopo aver terminato di fumare, può comparire una sensazione di fame intensa. Successivamente all’euforia può sopraggiungere una sensazione di sonnolenza e di vuoto. In alcuni casi l’uso della cannabis può produrre ansia e panico. Il fumo di cananbis è in grado di distruggere molte forme di memoria, ed in particolare, quella cosiddetta "di lavoro", necessaria per richiamare alla mente particolari eventi o informazioni indispensabili per eseguire determinati compiti. Per questa ragione l’uso di cannabis può causare gravi incidenti stradali. In particolare, uno studio ha dimostrato che nel 6-11% degli incidenti stradali gli autisti presentano tracce di cannabis e/o alcol. Il consumo di cannabis può favorire, in soggetti vulnerabili, l’insorgenza di gravi episodi psicotici che possono comprendere episodi di allucinazione e depersonalizzazione.

In una certa percentuale di fumatori, alla brusca sospensione dell’assunzione della sostanza, può comparire una sindrome d’astinenza la cui gravità è direttamente proporzionale alla severità della dipendenza.

 

Sindrome d’astinenza da cannabis

Forte desiderio della sostanza (craving)

Irritabilità

Difficoltà a dormire

Ansia

Difficoltà a concentrarsi, a studiare, a lavorare

 

Ancora controversa è la questione se considerare negli adolescenti l’uso di cannabis come una possibile porta d’ingresso verso l’uso di altre sostanze (gateway). A tale riguardo uno studio effettuato su 300 gemelli ha dimostrato che coloro che avevano fumato cannabis prima dei 17 anni, rispetto ai loro gemelli che non lo avevano fatto o l’avevano fatto solo successivamente, hanno una maggiore probabilità di onsumare altre sostanze (fra cui eroina, cocaina, alcol). Non sappiamo però se questa differenza possa essere dovuta all’iniziazione precoce al fumo, piuttosto che agli effetti farmacologici della sostanza.

 

I pericoli per la salute

 

Numerosi sono gli effetti sulla salute indotti dall’uso cronico di cannabis.

 

Conseguenze Negative della Cannabis

Acute (presenti durante l’intossicazione)

Deficit della memoria a breve termine

Deficit dell’attenzione, della concentrazione della capacità di prendere decisioni

Incoordinazione motoria

Incremento della frequenza cardiaca

Persistenti (che possono non essere permanenti)

Deficit della memoria e della capacità di eseguire determinati compiti

A lungo termine (potenzialmente permanenti nei fumatori cronici)

Dipendenza

Tosse, Bronchiti ed Enfisema

Cancro delle vie respiratorie

 

Diversi studi hanno dimostrato che il cancro delle vie respiratorie è più frequente nei consumatori cronici di cannabis. Il fumo della sostanza è ricco, infatti, di irritanti e di carcinogeni. In particolare, esso contiene, rispetto ad una normale sigaretta di tabacco, dal 50 al 70% in più di idrocarburi cancerogeni. Il fumo di cannabis si è dimostrato anche in grado di produrre più alti livelli di un enzima che è capace di convertire alcuni idrocarburi nelle loro forme cancerogene. Molti effetti avversi sulla salute, indotti dal fumo di cannabis, sono anche legati alla capacità della sostanza di deprimere il sistema immunitario. Alcuni studi hanno messo in evidenza che, nelle ore successive al fumo di cannabis, il rischio di sviluppare un infarto cardiaco è particolarmente elevato (quattro volte più del normale), a causa dell’aumento della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e della ridotta capacità del sangue di trasportare l’ossigeno ai tessuti.

Recenti studi hanno dimostrato che i nati da madri forti fumatrici di cannabis possono presentare tremori e pianto ostinato. Le ricerche dimostrano che i figli nati da madri che fumano presentano in età prescolare e scolare gravi problemi di apprendimento.

 

I pericoli per la vita sociale

 

Gli studenti che fumano cannabis presentano un più basso rendimento scolastico. Coloro che fumano hanno anche in genere più problemi sul luogo di lavoro, rispetto ai loro colleghi non fumatori. Un interessante studio ha dimostrato che coloro che, prima dell’assunzione in un luogo di lavoro, sono risultati positivi alla cannabis sviluppano nel corso della loro vita un maggior numero di incidenti e di ore di assenza. In una grandissima percentuale di consumatori cronici è poi presente un corteo sintomatologico meglio noto come “sindrome amotivazionale” caratterizzata da: depressione, ansia, gravi disturbi comportamentali e difficoltà ad intraprendere qualsiasi tipo di attività (anche ludica). Poiché il fumo di cannabis è capace di distruggere la memoria, i fumatori presentano più ridotte performance scolastiche e lavorative. Diversi tests neuropsicologici hanno dimostrato che i fumatori presentano dei deficit cognitivi evidenti. Gli effetti deleteri della cannabis sulla memoria possono essere persistenti nel tempo. Uno studio statunitense, condotto in un college su 129 studenti fumatori cronici di cannabis, ha dimostrato che i deficit persistono anche dopo più di 24 h dall’interruzione dell’uso. Un altro studio ha dimostrato che, nei fumatori cronici, la capacità di ritenere e ripetere una sequenza di numeri risulta profondamente alterata anche a distanza di una settimana dalla cessazione del fumo. Le capacità cognitive sono, però, destinate a ritornare a loro livelli normali dopo almeno 4 settimane di astinenza. Un altro interessante studio ha dimostrato come i giovani che avevano nel passato fumato maggiormente e per più lungo tempo, sono coloro che poi successivamente nell’età adulta, possiedono posizioni lavorative peggiori e con salari minimi, facendo supporre che il fumo di cannabis abbia potuto influenzare il loro destino lavorativo e le loro capacità di raggiungere redditi più elevati.

 

 

Il trattamento

 

Il consumatore cronico di cannabis chiede aiuto solo quando si rende conto che non riesce da solo a smettere di fumare. Al momento non esistono strategie terapeutiche farmacologiche specifiche in grado di favorire l’astinenza da cannabis. Uno studio ha dimostrato come un programma cognitivo-comportamentale della durata di 14 sessioni di gruppo e 2 individuali, con interventi di tipo motivazionale, sia in grado di ridurre, nei forti fumatori, il consumo della sostanza. Altri studi dimostrano che l’uso di vouchers (biglietti gratuiti per spettacoli, gare sportive, buoni acquisti, ecc.), utilizzati in un contesto di contingency management, possono aiutare i più giovani ad incrementare la probabilità, soprattutto nelle prime fasi del trattamento, nel raggiungere l’astinenza. 

Contatti

felnava@tin.it

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