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Amfetamine e Metamfetamina

Le amfetamine sono una classe di composti psicostimolanti che possono essere naturali (se derivati della pianta efedra), o più spesso di sintesi. Oggi l’amfetamina più abusata al mondo è la metamfetamina ed i suoi analoghi. Per fortuna in Europa, ed in particolare in Italia, l’uso della metamfetamina non è epidemico, a differenza degli Stati Uniti, dell'Australia o del Giappone.

La popolarità dell’uso delle amfetamine nasce sul finire degli ’50 negli Stati Uniti dove vennero particolarmente abusate dagli studenti, con lo scopo di potenziare le loro facoltà cognitive. A quel tempo le amfetamine venivano liberamente commercializzate come decongestionanti nasali. Oggi negli Stati Uniti le amfetamine, ed in particolare le metamfetamine, sono sostanze che possono essere esclusivamente utilizzate dietro prescrizione medica. Il loro uso è esclusivamente destinato a combattere la narcolessia e i disordini di attenzione ed ipereccitabilità nei bambini.

 

Il potenziale d’abuso e gli effetti

 

Il potenziale d’abuso delle amfetamine, e in particolare della metamfetamina, è enorme in quanto il loro uso può determinare delle gravi forme di dipendenza. Dal punto di vista farmacologico le amfetamine sono in grado di aumentare i livelli cerebrali delle catecolamine (dopamina e noradrenalina) in due maniere: bloccando il re-uptake neuronale e favorendo il rilascio del neurotrasmettitore da parte del neurone. Le amfetamine possono essere fumate, inalate, iniettate in vena o ingerite. Gli effetti variano a secondo della via di assunzione. Appena fumate o iniettate sono in grado di produrre in pochi minuti un intenso flash o rush di piacere, se inalate o ingerite prevalgono gli effetti psicostimolanti. In maniera molto simile alla cocaina le amfetamine possono essere assunte con particolari pattern d’uso, come quello che alterna periodi di abbuffate o binge con periodi di profonda depressione (crash) secondo cicli continui che possono durare anche per giorni.

L’abuso di amfetamine, ed in particolare di metamfetamina, può causare degli effetti a breve e lungo termine.

 

Effetti a Breve Termine

Aumento dell’Attenzione e Diminuita Sensazione di Stanchezza

Diminuzione dell’Appetito

Euforia e Rush

Aumento della Frequenza Respiratoria

Alterazioni del Normale Ritmo Cardiaco

Ipertermia

 

Effetti a Lungo Termine

Dipendenza

Psicosi con Paranoia, Allucinazioni, Movimenti Ripetitivi Stereotipati

Perdita di Memoria

Comportamento Aggressivo e Violento

Alterazioni dell’Umore

Perdita di Peso

Disturbi Gengivali e Dentari (se fumata)

 

Recenti studi dimostrano che alcuni effetti cognitivi come ad es. i deficit dell’attenzione e della memoria indotti dall’uso cronico delle amfetamine possono in parte scomparire dopo un periodo di prolungata astinenza (almeno 2 anni).

Negli ultimi anni, soprattutto negli Stati Uniti, dove l’uso delle metamfetamine è diventato epidemico si sono potuti osservare delle gravi conseguenze indotte dall’uso della sostanza durante la gravidanza e sul nascituro. Nelle consumatrici della sostanza sono, infatti, frequenti i parti prematuri, distacco della placenta, ridotta crescita del feto ed anormalità nello sviluppo del feto di cuore e cervello. Alcuni studi recenti fanno supporre che i bambini nati da madri consumatrici di metamfetamina possano sviluppare, con il tempo, gravi problemi di tipo comportamentale, motorio e sociale.

Particolarmente temibile fra i consumatori di amfetamine e metamfetamina sono le malattie infettive ed in particolare l’HIV/AIDS, le epatiti (epatite B e C) insieme alla malattie sessualmente trasmissibili (come la sifilide e la gonorrea). Quest’ultime sono particolarmente diffuse soprattutto fra coloro che usano la sostanza per via iniettiva e per un aumento dell'impulsività che porta a sviluppare comportamenti sessuali di tipo promiscuo. Alcuni studi sperimentali hanno dimostrato come l’infezione da HIV sia in grado di progredire più velocemente nei soggetti che abusano di metamfetamine.

 

Il trattamento

 

Al momento il trattamento in grado di garantire i migliori risultati è quello di tipo cognitivo-comportamentale e di contingency management. In genere sono programmi che prevedono un trattamento di tipo comportamentale, psicoeducazionale (anche rivolto ai familiari), un monitoraggio tossicologico ed un potenziamento delle abilità della persona verso tutte le attività alternative all’uso. Diversi studi dimostrato come il contincengy management, cioè la strategia di fornire degli incentivi in premi, denaro o benefit in cambio dell’astinenza, siano particolarmente efficaci per promuovere, almeno inizialmente, la riduzione dell’uso della sostanza.

Contatti

felnava@tin.it

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